Nell’arco della giornata Aveline decise di uscire e andare ad allenarsi all’aria aperta, provando a vedere se riusciva ancora ad arrampicarsi come prima. Dopo colazione quindi uscì e si diresse verso il bosco. Fece attenzione a non allontanarsi troppo dalla tenuta per evitare di perdersi, visto che non conosceva la zona. Iniziò a correre e si arrampicò velocemente sul primo albero che le capitò vicino: ma ad un certo punto nel tirarsi su sentì i muscoli del braccio destro irrigidirsi, come se fossero in preda ad un crampo. Non riuscì a mantenere la presa, e visto che non si aspettava una reazione simile, perse l’equilibrio e cadde da un’altezza di circa tre metri. Con la schiena indolenzita per la caduta si mise a sedere e si massaggiò il braccio. In quel momento si rese conto che per il trauma subito, probabilmente non sarebbe più stata la stessa. I suoi muscoli dovevano essersi lacerati in profondità e quindi anche se erano guariti il tessuto adesso era meno elastico.

Aveline si sedette su un masso lì vicino e pensò che da quel momento in poi le cose sarebbero state difficili per lei: non poter contare sul braccio destro la rendeva più lenta e vulnerabile. Probabilmente quella di salvare Patience sarebbe stata l’ultima missione della sua vita. Casualmente il suo sguardo finì sul braccialetto che le aveva regalato Connor. Sorrise ripensando alla sera prima e a quanto si sentisse bene. Aveva voglia di passare altro tempo con lui, di sapere tutto di lui. Ma come poteva avvenire ciò se doveva partire tra due giorni?

Tornò triste a casa per ciò che le era accaduto e pensando al fatto che avrebbero dovuto inevitabilmente separarsi. A pranzo si scambiarono qualche occhiata complice, ma cercarono di comportarsi come sempre per non destare sospetti. Quando ebbero finito di mangiare, Connor annunciò che avrebbe portato anche Patience in missione a New Orleans. Aveline si chiese se non fosse un po’ rischioso, ma poi si fidò della sua capacità di giudizio. Infondo l’esperienza è l’insegnante migliore di tutti. Patience era felice di mettersi in viaggio e di entrare in azione. Non vedeva l’ora di mettersi alla prova e dimostrare ciò di cui era capace.

La giornata trascorse come tutte le altre, e rapidamente arrivò sera. Come di consueto andarono tutti a sistemarsi prima di cena. A tavola Patience non la finiva più di parlare: quella sera era particolarmente euforica per i risultati che era riuscita ad ottenere dopo dieci giorni di duro allenamento. Aveline non prestò più di tanta attenzione a ciò che diceva. Anche se era felice per lei, aveva la testa da tutt’altra parte. Ad un certo punto Patience richiamò la sua attenzione: <<Carino quel braccialetto, Aveline. Dove lo hai preso?>>

Aveline lo coprì immediatamente e mise le mani sotto al tavolo: si era dimenticata di toglierlo prima di andare a tavola, e la cosa non era certo sfuggita a Patience.

<<I-io… ecco… >> La situazione si fece imbarazzante e Aveline non sapeva cosa rispondere. Patience la fissava con aria interrogativa. <<L’ho trovato per terra quando sono uscita oggi ad allenarmi… >>

<<Oh… che fortuna. Anche se è un po’ strano…  un braccialetto simile ricorda molto quello dei nativi…>>

Connor si alzò da tavola: <<Signore, direi che è giunto il momento di andare a riposare. Come sempre, domattina ti voglio in piedi all’alba, pronta per l’ultima sessione di allenamento prima del viaggio. Se non mi farai aspettare troppo ti concederò il pomeriggio libero>> Disse rivolgendosi a Patience. <<Agli ordini! Volo!>> Esclamò Patience alzandosi e incamminandosi verso il piano superiore. Anche Connor e Aveline si congedarono nelle proprie stanze.

Aveline si mise a riordinare la stanza prima di andare a dormire. Ad un certo punto sentì bussare alla porta: <<Avanti!>>. Patience entrò e richiuse velocemente.

<<Patience, che succede? Ti serve qualcosa?>>

<<Aveline anche se non ci conosciamo da una vita, ti conosco bene abbastanza per sapere che non sai mentire>>

<<Ma di che parli?>>

<<Del braccialetto. Non sono stupida: so che stai nascondendo qualcosa e non vuoi dirmelo>>

<<Non so proprio di che parli…>>

<<Andiamo Aveline! Anche un’idiota si accorgerebbe che tra voi c’è qualcosa! Io mi faccio gli affari miei, ma speravo che dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, mi saresti venuta a parlare!>>

<<Patience, non è come credi… cioè non del tutto…>>

<<E già la versione cambia…>>

<<Ascolta… non te ne ho parlato perché non ne vado fiera… e poi perché non riguarda solo me. Dubito che lui sarebbe contento che tu la sapessi, perciò abbassa la voce e non ti azzardare mai a farne parola>>

<<Sono tutt’orecchi>> Rispose Patience sedendosi sul letto.

<<Beh non c’è molto da raccontare. È successo tutto talmente in fretta, che quasi non me ne sono neanche accorta… Una sera di qualche giorno fa ci siamo baciati. Io mi ero resa conto di piacergli, ma volevo troncare la cosa sul nascere>> Aveline si sedette vicino a Patience, poi continuò: <<So di aver sbagliato, ma al cuore non si comanda… >>

Patience sgranò gli occhi: <<Ti sei innamorata di lui?!>>

<<Credo proprio di si… >>

<<E che mi dici del tuo fidanzato? A lui cosa racconterai?>>

<<Io… Proprio non lo so>> Aveline si rattristò molto e si mise a fissare il pavimento.

<<Devi fare una scelta. E inevitabilmente uno dei due ne soffrirà>>

Patience le mise una mano sulla spalla, e le disse <<Connor sa dell’altro?>>

<<No. E non deve saperlo. Non voglio essere un’ulteriore causa di sofferenza per lui>>

<<Che situazione complicata… >>

<<Già. Non so davvero come comportarmi>>

<<Anche se a me la soluzione pare molto semplice Aveline…>>

<<Sarebbe?>>

<<Non sposarti. Resta con lui. Mi sembra che ti preoccupi molto più della sua infelicità che non di quella del tuo fidanzato. O mi sbaglio?>>

<<Non è così semplice. A New Orleans sono legata all’attività di mio padre. Il matrimonio con Gérald assicurerebbe una continuità alla…>>

<<Ma non ti accorgi che neanche tu credi a quello che stai dicendo?>>

Aveline la guardò con aria stupita: Patience non era così superficiale come sembrava, e pareva capirla alla perfezione. Che stesse parlando per esperienza personale?

<<Che vuoi dire?>>

<<Sappiamo benissimo entrambe che non sei il tipo di donna da vivere una vita di bugie>>

<<A volte dobbiamo fare scelte difficili, Patience. Che non sempre ci portano dove avremmo voluto>> Patience si alzò dal letto <<E tu saresti davvero disposta a rinunciare all’uomo che ami per sposarne uno solo per convenienza “politica”?>>

Aveline la guardava sempre più confusa: <<Io… >>

<<Aveline, tu hai combattuto tutta la vita per la libertà delle persone. Hai liberato anche me! E non sai se vivere o no una vita prigioniera delle menzogne?>>

Aveline tornò a fissare il pavimento: aveva ragione. Per quanto difficile, avrebbe dovuto parlare con Gérald e dirgli la verità.

Patience si avviò verso la porta, poi si voltò tenendo la mano sulla maniglia e le disse: <<L’ho sempre pensato che sareste stati una bella coppia. Se vuoi saperlo, ora che conosco entrambi, posso dire che avevi torto>>

<<Su cosa?>>

<<Non siete poi così diversi>>

Entrambe sorrisero. <<Grazie Patience. Avrei dovuto parlartene prima>>

<<Non fa niente. È normale voler tenere certe cose per se’. Ma adesso se avrai un problema, sai che io per te ci sarò. Buona notte>>

<<Notte>>

Patience uscì dalla stanza e Aveline rimase per qualche secondo a fissare il pavimento, poi uscì anche lei e scese per andare a trovarsi con Connor.